In un libro collettaneo di qualche anno fa (La valutazione possibile, 2000) Piero Bertolini scriveva che “ogni nuova conoscenza è importante per chi l’apprende perché rimette in discussione il sapere attuale, sposta la linea degli interessi e apre dei varchi nel pensiero”. Questa riflessione bertoliniana definisce al meglio il portato conoscitivo di Libri insieme, il recente libro di Chiara Faggiolani, che racconta tante (e varie) nuove comunità della conoscenza presenti in Italia, delle quali in precedenza noi lettori non sapevamo quasi nulla. Il libro si configura come un vero viaggio/ricerca di taglio squisitamente fenomenologico e riflessivo, che l’Autrice ha compiuto muovendosi attraverso varie città italiane piccole e grandi, del sud e del nord, incontrando direttamente i suoi testimoni e, in seguito, proponendo ai lettori i molteplici dati raccolti, con uno stile di scrittura articolato e narrativo.
Condurre una ricerca qualitativa sulle tante tipologie di lettori di libri che si possono incontrare negli anni Venti del Duemila significa occuparsi anche dei nuovi modi collaborativi, sociali e creativi con cui oggi le persone leggono. Non c’è da stupirsi, dunque, che, avvicinandosi alle nuove comunità della lettura e della conoscenza, Faggiolani si sia addentrata in molti campi del sapere. Vi sono infatti nel libro tanti rimandi che appartengono alle riflessioni di antropologi, educatori, sociologi, filosofi, psicologi e non solo. L’Autrice, infatti, in Libri insieme ha raccolto molti dati qualitativi che appartengono al proprio campo di studio e di ricerca (dato che insegna Biblioteconomia), ma col suo libro dimostra che studiare le nuove modalità di lettura significa in pratica occuparsi delle scienze umane. Ciò è molto evidente leggendo i dieci capitoli del libro, ma lo si comprende bene anche solo sfogliando le pagine conclusive, che contengono le note e i numerosi e ampi rimandi bibliografici. Troviamo riferimenti ai testi di Arjun Appadurai, Zygmunt Bauman, Luigi Luca Cavalli Sforza, Byung-Chul Han, Douglas Coupland, Edgar Morin, Noreena Hertz, Hartmut Rosa e molti, molti altri. L’Autrice stessa, del resto, scrive che “nel parlare di libri si parla della vita” (p. 12) e fa sua (ponendola a epigrafe di un capitolo) l’idea che “le letture e le esperienze di vita non sono due universi ma uno” (p. 52).
Faggiolani descrive e elabora gli incontri della sua ricerca: interviste in profondità e conversazioni con donne e uomini che hanno dato vita a nuove modalità di amare i libri, di conoscere, di considerare i libri stessi e l’atto di leggere come possibilità reali per trovare un equilibrio fra il benessere personale e il contributo positivo che ciascuno può offrire alla società.
E così il libro consente di incontrare molti “gruppi di lettura”, che sono il prototipo (l’emblema, p. 43) delle nuove comunità della conoscenza. Sono gruppi vari e spontanei (ciascuno con caratteristiche diverse dagli altri), accomunati dal fatto che le persone si trovano insieme con l’impegno di leggere dei libri e la volontà di discuterli. Incontriamo per esempio il gruppo denominato “Strategie Prenestine”, attivo al Pigneto, una zona di Roma, dove “si leggono libri che non si sarebbero letti, autori e autrici che mai si sarebbe avvicinato” (p. 13). Incontriamo a Bari il “Collettivo Bandelle” (nato nel 2021) che, proprio come un vero dinamizzatore culturale (p. 26), ha l’obiettivo di avvicinare alla lettura coloro che abitualmente non leggono. Incontriamo a Genova il primo silent reading party, cioè uno spazio dove le persone (senza gli smartphone!) si trovano insieme, ciascuno portando con sé il libro che sta leggendo, e semplicemente leggono in silenzio. “Al termine della sessione di lettura si riuniscono e parlano di ciò che hanno letto, scambiandosi domande, riflessioni, idee” (p. 31). Inaspettatamente si apprende che, dopo quello di Genova, si sono attivati in Italia almeno 40 silent book club (a Vercelli, a Termoli, a Udine, a Villa Caviciana e in altre città). Possono essere interpretati come delle oasi di ricerca intenzionale della calma. Infatti, si apprende che sono luoghi dove le persone, sempre più ossessionate dalla fretta che i ritmi della società odierna richiedono a tutti, cercano e trovano un tempo per sé stesse. Sono luoghi dove le persone non si sentono sole e dove possono riflettere insieme ad altri sul senso dell’esistenza, grazie agli stimoli e all’aiuto delle storie e dei contenuti dei libri letti. Incontriamo ancora i gruppi di bibliosophia (p. 46) nei quali, alla discussione consueta del gruppo di lettura intorno ai libri, vengono aggiunte delle vere e proprie pratiche filosofiche. Accanto a queste forme nuove, incontriamo le attività proposte dalle biblioteche tradizionali e da quelle di condominio; e poi i ritiri letterari, i bed and bookfast e molte altre forme comunitarie che hanno al centro i libri.
Come si comprende, nel testo di Faggiolani sono presentati tanti luoghi della lettura che diventano col passare del tempo per le persone che li frequentano come degli spazi di libertà e d’impegno, dove non ci sono costrizioni legate agli orari né agli obblighi né alla burocrazia. Diventano luoghi che, pur avendo delle regole (ciascun gruppo di lettura, infatti, ne stabilisce di proprie) sono informali e tali intendono restare. Questa è la loro forza attrattiva.
La ricerca condotta per molti mesi consente a Chiara Faggiolani di definire in modo sempre più preciso alcune caratteristiche comuni dei gruppi di lettura. Per esempio, nascono di solito dalla volontà (meglio ancora: dal desiderio) di una o due persone che, partendo dalle motivazioni esistenziali più diverse, mettono insieme alcuni lettori (all’inizio pochi) che poi aumentano e diventano sempre più numerosi attraverso il passaparola diretto (l’attivazione comunitaria, p. 53) e le molte informazioni che transitano attraverso il web. Un’altra caratteristica è che i gruppi di lettura di solito nascono nelle zone di periferia delle città (come al quartiere Dergano a Milano o a Forcella a Napoli, per esempio) e sempre un po’ ai margini.
Libri insieme offre davvero tanti esempi che rendono evidenti le molteplici possibili relazioni fra lettura, innovazione sociale e (spesso) valorizzazione dei territori. È un libro che propone molte modalità di apertura al nuovo e di sempre più originali utilizzi dei libri. E dunque è un testo importante, perché fornisce esempi che è utile conoscere per – eventualmente- anche ripeterli e riproporli. Aggiungiamo, per concludere, che Libri insieme sembra andare in controtendenza rispetto alle visioni negative che talvolta si ricavano da alcune indagini sui libri e sulla lettura. Anche per questo il libro (come appunto direbbe Bertolini) “rimette in discussione il sapere attuale e sposta la linea degli interessi”.