Musica maestro: il valore educativo dell’apprendimento intergenerazionale

Encyclopaideia – Journal of Phenomenology and Education. Vol.22 n.52 (2018)
ISSN 1825-8670

Musica maestro: il valore educativo dell’apprendimento intergenerazionale

Rosa CeraUniversità degli Studi di Foggia, Dipartimento di Studi Umanistici (Italy)

Rosa Cera è ricercatrice confermata in Pedagogia Generale e Sociale presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Foggia. I primi studi hanno riguardato le metodologie di ricerca pedagogica e le emergenze socio-educative come quelle legate alle problematiche di educazione ambientale e al ruolo educativo del gioco. Attualmente, gli studi riguardano il lifelong learning con particolare attenzione all’elaborazione delle concezioni dell’apprendimento degli anziani.

Pubblicato: 2018-12-20

Music, Maestro, Please: the Educational Value of Intergenerational Learning

Abstract

The general purpose of this phenomenological study is to understand the educational implications of the active involvement of ten older adults musicians in the intergenerational teaching/learning experience to ten other young musicians with economic difficulties, guests both in the same retirement Home. The specific objective is to understand if some conditions favorable to the construction of a generational bridge can be created through music and the influence that these conditions exert in removing age-related stereotypes, distorted relationships and negative attitudes between people of different generations. The “mixed” research method, phenomenological in the objective and grounded oriented in the data analysis, has facilitated the identification, in the heuristic phase, of the recurrent themes in the verbatim of the older adults interviewed. From the analysis of the data four noteworthy topics emerged: the social commitment, a sense of self-esteem and the general feeling of well-being, positive attitudes towards young people, music as a “mediating object” between different ages of life.
La finalità generale del presente studio fenomenologico è di comprendere le ricadute educative del coinvolgimento attivo di dieci anziani musicisti nell’esperienza di insegnamento/apprendimento intergenerazionale (IAI) ad altri dieci giovani musicisti con difficoltà economiche, ospiti entrambi nella stessa Casa di riposo. L’obiettivo specifico è, invece, quello di comprendere se attraverso la musica è possibile creare condizioni favorevoli alla costruzione di un ponte generazionale e l’influenza che tali condizioni esercitano nel rimuovere gli stereotipi legati all’età, a relazioni distorte e ad atteggiamenti negativi tra persone appartenenti a generazioni differenti. Il metodo di ricerca “meticciato”, fenomenologico nell’obiettivo e grounded oriented nell’analisi dei dati, ha agevolato nella fase euristica l’individuazione dei temi ricorrenti nei discorsi degli anziani intervistati. Dall’analisi dei dati sono emersi quattro temi degni di nota: l’impegno sociale, il senso di autostima e la sensazione generale di benessere, gli atteggiamenti positivi nei confronti dei giovani, la musica come “oggetto mediatore” tra età della vita differenti.

Keywords: Intergenerational learning; Educational impact; Phenomenological approach; Older adults; Music.

1 Introduzione

L'apprendimento intergenerazionale è un partenariato, basato sulla reciprocità e la mutualità che coinvolge persone di diverse età, in cui le generazioni lavorano insieme per acquisire competenze, valori e conoscenze (European Network on Independent Living [Enil], 2014). In questo lavoro, l’attenzione è stata posta sulle ricadute educative che l’IAI esercita solo sugli anziani musicisti. L’intenzione è stata, infatti, quella di comprendere se questo genere di insegnamento/apprendimento potesse, in qualche modo, migliorare le condizioni di vita, le conoscenze e le abilità relazionali di dieci anziani musicisti. La Casa di riposo Verdi rappresenta un esempio unico ed esemplare di casa di riposo per anziani musicisti, è stata fondata da Giuseppe Verdi e attualmente è di proprietà dell’omonima Fondazione. L’ammissione degli anziani nella Casa è deliberata dalla Fondazione, la quale valuta l’età, i bisogni e i meriti artistici di coloro che desiderano farne parte. Inoltre, dal 1998 la Casa ospita anche giovani studenti di musica, in difficoltà economiche, in modo da favorire l’integrazione tra musicisti di diverse generazioni. Svariati sono gli studi che hanno indagato le ricadute educative dell’apprendimento intergenerazionale sui giovani (Reichenbach, Hagen Jokela & Sagor, 2013; Mehr, 2014; Sánchez & Kaplan, 2017) scarsi risultano, invece, essere gli studi che indagano le ricadute sugli anziani. L'apprendimento intergenerazionale è più di un semplice aspetto delle relazioni tra generazioni poiché da un lato, consente la trasmissione di conoscenze, abilità, competenze e abitudini in entrambe le direzioni, dai più giovani ai più anziani e viceversa. Dall'altro lato, l'apprendimento intergenerazionale offre a persone con età differente di imparare di più l'uno dall'altro, al fine di comprendere le prospettive delle altre generazioni senza necessariamente adottarle (Boström & Schmidt-Hertha, 2017). Questo genere di apprendimento può realizzarsi in presenza di specifici interventi pedagogici e didattici, ma anche in contesti meno formali, in cui persone di diverse generazioni apprezzano le conoscenze e le abilità le une delle altre, e dove predomina un interesse collettivo per un determinato argomento (Bottery, 2016). Per quanto riguarda il presente lavoro, queste condizioni erano in parte presenti, c’era sicuramente un interesse reciproco delle due diverse generazioni per la musica, ma da alcuni racconti degli anziani intervistati è emerso che avevano inizialmente dei preconcetti nei confronti dei giovani e che solo successivamente hanno cambiato idea e atteggiamento. L’apprendimento intergenerazionale può, quindi, aver luogo in ambienti differenti: negli “spazi domestici” come la casa di famiglia, negli “spazi contestati” come le piazze, oppure negli “spazi condivisi” (Hake, 2017) come nella nostra ricerca, la casa di riposo che ospita anziani e giovani. Senza alcun dubbio l’apprendimento intergenerazionale rappresenta un processo intenzionale continuo, incorporato nelle comunità locali e si basa sul rispetto reciproco, sulla riflessione critica, sulla cura e sulla partecipazione di gruppo, attraverso le quali le persone con meno conoscenze e abilità possono apprendere da quelle con maggiore esperienza. La necessità di realizzare progetti di apprendimento intergenerazionale è stata avvertita sempre più nel tempo, a seguito dei cambiamenti avvenuti nei rapporti tra generazioni all’interno delle famiglie. Le diverse generazioni sembrano, infatti, preferire tras correre il proprio tempo libero in spazi separati e incomunicabili (European Map of Intergenerational Learning [Emil], 2013). Da qui nasce l’esigenza di far interagire generazioni differenti che rischierebbero altrimenti di non riconoscersi più e di perdere ogni genere di contatto e di memoria storica. In particolare, le attività di apprendimento intergenerazionale formali e non formali sembrano giovare agli anziani, i quali altrimenti rischierebbero il deterioramento del funzionamento della loro mente e della loro motivazione a vivere, a causa delle barriere alla partecipazione ad attività educative (Escuder-Mollon & Cabedo, 2013) e al confronto con altre generazioni.

2 La dimensione educativa e trasformativa del fare musica intergenerazionale

L'apprendimento intergenerazionale è principalmente un modo di apprendere in famiglia, informale, per lo più non pianificato e auto-diretto (Ho, 2010). Tuttavia, altri studiosi hanno sostenuto che l’apprendimento intergenerazionale non avviene solo all’interno della famiglia, in quanto è anche in grado di connettere generazioni diverse attorno a temi generativi, assumendo così un valore educativo, basato sul riconoscimento e sulla valorizzazione del diverso (Franz, 2010).

L'apprendere da generazioni diverse va oltre l'apprendimento degli altri, in quando racchiude anche la potenzialità per un profondo apprendimento di sé e dei propri orientamenti generazionali e socioculturali. Le attività di apprendimento intergenerazionale, nell’aiutare le diverse generazioni a esplorare la propria identità e a conoscersi, a ricercare nuove possibilità d’interazione e cooperazione, assumono valore trasformativo (Sánchez & Kaplan, 2014). La teoria dell'apprendimento trasformativo, si basa su un processo di “trasformazione prospettica” includente tre diversi generi di cambiamenti: nella comprensione del sé, nella revisione dei sistemi di credenze e cambiamenti nello stile di vita (Corrigan, McNamara & O'Hara, 2013). Secondo Mezirow (1991), tali cambiamenti sono determinati dall’azione comunicativa, basata su liberi discorsi morali tra individui e discorsi deliberativi tra pari cittadini (Habermas, 1981). Nel presente lavoro, l’analisi dei dati ha dimostrato infatti che la frequentazione, la conoscenza e la comunicazione tra musicisti di due differenti generazioni ha facilitato un processo trasformativo nel modo di interagire degli anziani con giovani musicisti e nel modo di pensare a se stessi, generando così un senso complessivo di benessere per i musicisti di età più avanzata. Essere impegnati attivamente nel fare musica offre, quindi, alle persone anziane svariati benefici, tra cui il miglioramento dell’autostima, sviluppando così un maggiore senso di competenza, una migliore socialità, evitando sentimenti di isolamento o depressione (Creech & Hallam, 2013), lo sviluppo delle abilità cognitive (Grassi, Meneghetti, Toffalini & Borella, 2017), e la promozione della socializzazione (Vries, 2012). Per questa ragione, tra le priorità dell’Unione Europea vi è proprio la promozione, attraverso svariate iniziative, dell’apprendimento cooperativo tra diverse generazioni (European Commission, 2012), al fine di contribuire al miglioramento della salute e del benessere degli anziani, facilitando la loro continua attività intellettuale e fisica, e contemporaneamente contribuire all'incoraggiamento di valori e comportamenti positivi tra persone di età differenti (Fujiwara, 2016; Sakurai et al., 2016). Inoltre, la funzione educativa dell’IAI della musica sta nella valorizzazione e narrazione delle esperienze vissute in passato dagli anziani, esperienze che acquisiscono valore educativo nel momento in cui trasmettono passione, motivazione e incoraggiamento ai più giovani (Lawton & La Porte, 2013), e aiutano gli anziani stessi a recuperare e valorizzare il proprio passato. Il raccontarsi assume, infatti, per gli anziani funzione terapeutica, aiutandoli a superare gli aspetti dolorosi dei ricordi, ad andare oltre gli stereotipi legati all’età, riattivando una piacevole sensazione nel sentirsi nuovamente vivi e vitali (Henkel, Kris, Birney & Krauss, 2017). I racconti di Dario e Laura, in questa indagine, hanno infatti messo in luce il valore auto-educativo del raccontarsi ai giovani musicisti, un’esperienza questa dal sapore fortemente emozionale che ha contribuito non solo a far assaporare il piacere dei ricordi, ma anche ad attribuire importanza alle relazioni educative che gli anziani musicisti avevano costruito con i giovani. Il racconto attraverso la musica produce, quindi, indiscutibili benefici emotivi per gli anziani, tra cui la protezione contro lo stress, contro la depressione, il sostegno dopo il lutto, i sentimenti positivi, la fiducia e le opportunità per lo sviluppo della creatività (Hallam & Creech, 2016). Sarebbe, quindi, auspicabile che i progetti educativi di musica intergenerazionale si moltiplicassero, considerando però la musica come “oggetto mediatore”, come “categoria trasversale”, in modo da valorizzare e rendere maggiormente praticabile la vicendevole relazione educativa tra le generazioni (Werner, & Linke, 2013).

3 Obiettivi della ricerca

La finalità generale dell’indagine è quella di individuare le ricadute educative del coinvolgimento di dieci anziani musicisti nell’IAI ad altri dieci giovani. L’obiettivo specifico è stato, invece, quello di esplorare come la musica intergenerazionale contribuisca alla creazione di ponti fra generazioni, e in particolare l’influenza educativa che questo modo di fare musica esercita sugli anziani, aiutandoli così ad andare oltre gli stereotipi legati all’età, e a migliorare il loro modo di pensare ai giovani e di interloquire con loro.

4 Ipotesi della ricerca

Le ricadute educative dell’IAI della musica sono state indagate facendo volutamente riferimento a dieci diversi anziani esperti in strumenti musicali differenti, al fine di comprendere se vi fossero differenze in campo educativo che variassero a seconda dello strumento utilizzato o del canto lirico. L’ipotesi da cui è partita l’indagine è quella secondo cui l’IAI faciliti la creazione di un ponte generazionale tra anziani musicisti, che hanno un passato riconosciuto di artisti, e musicisti “in erba”. Inoltre, sono state formulate ulteriori ipotesi:

  • è possibile, attraverso la musica, superare gli stereotipi legati all’età, migliorando così le conoscenze e gli atteggiamenti degli anziani nei confronti dei giovani;

  • l’IAI esercita influenza positiva sullo stato di benessere generale degli anziani, stimolandoli ad aver maggiore cura di se stessi;

  • gli anziani musicisti, attraverso l’IAI, possono migliorare le abilità interpersonali comunicative, superando così l’isolamento sociale e aprendosi alla comprensione dell’altro/a.

5 Metodo

Il metodo di ricerca è “miticciato” (Mortari, 2007), composto dall’approccio fenomenologico nell’obiettivo d’indagine, basato sulla comprensione del livello di coinvolgimento di anziani musicisti sia nella musica, sia nella loro attività d’insegnamento ai giovani, e dalla grounded oriented nell’analisi delle informazioni. In questa ricerca l’intento non è stato quello di comprendere le ricadute educative dell’apprendimento intergenerazionale sui giovani, ma sugli anziani insegnanti musicisti. L’attenzione non è stata, quindi, posta su fatti oggettivi, ma sul come gli anziani musicisti vivono questa esperienza di insegnamento/apprendimento tra diverse generazioni. L’approccio fenomenologico ha consentito di cogliere l'essenza e il significato profondo dell'esperienza musicale vissuta dagli anziani con i giovani musicisti (van Manen, 1990; Tarozzi, 2017). Il tema, che racchiude in sé il fenomeno che si cerca di comprendere, descrive un aspetto della struttura dell'esperienza vissuta (Manen, 1990). La fase euristica dell’indagine è consistita nella trascrizione dei racconti audio-registrati degli intervistati, nella lettura ripetuta e nell’individuazione dei concetti principali e spesso ricorrenti nelle conversazioni. Ogni concetto ricorrente è stato nominato e titolato.

5.1 Partecipanti

Gli anziani intervistati sono dieci e hanno un’età compresa tra i 67 e i 75 anni. A differenza degli studi effettuati finora nel campo dell’apprendimento intergenerazionale, in cui la maggioranza degli intervistati è costituita quasi sempre da donne (Canedo-García, García-Sánchez & Pacheco-Sanz, 2017), in questo lavoro il campione è invece costituito nel complesso da sei uomini e da quattro donne. Tra i sei musicisti uomini, due suonano il piano, due il violino, uno è cantante lirico e uno suona l’arpa, mentre tra le quattro donne, due sono pianiste, una è violinista e una cantante lirica.

I metodi di campionamento utilizzati sono stati due: quello intenzionale, in cui la maggioranza degli anziani intervistati (sette), sono stati selezionati in base alle segnalazioni ricevute dalla struttura che ha indicato gli anziani che avevano, in passato, suonato diversi strumenti musicali o erano stati importanti cantanti lirici e che erano considerati ancora in grado di essere attivi nel loro impegno musicale; e i restanti tre anziani sono stati selezionati secondo le modalità del campionamento della palla di neve, in cui un anziano intervistato ha segnalato un altro ospite della Casa che conosceva meglio. Tre degli anziani intervistati (uno suona il violino e due il piano), nella loro vita professionale erano già insegnanti di musica; i restanti due che suonano il piano facevano parte di un’orchestra assieme ad altri due che suonano il violino; due anziani, cantanti lirici di professione hanno cantato nei migliori teatri del mondo, mentre l’unico che suona l’arpa ha saltuariamente lavorato in alcune orchestre. I nomi degli anziani sono degli pseudonimi al fine di preservare la privacy degli intervistati.

Tab. 1 – Caratteristiche del campione
Musicisti
intervistati
Età Genere Stato civile Strumenti
musicali
Canto
lirico
Professione
esercitata in passato
Periodo di ospitalità
nella Casa
Anna 68 F Vedova Piano Pianista 2 anni
Andrea 67 M Vedovo Violino Insegnante 1 anno
Lorenzo 70 M Vedovo / Cantante 5 anni
Giovanna 70 F Nubile Piano Insegnante 2 anni
Sveva 74 F Nubile Violino Violinista 4 anni
Giorgio 75 M Vedovo Piano Pianista 3 anni
Marco 70 M Celibe Violino Violinista 2 anni
Luigi 71 M Vedovo Piano Pianista 1 anno
Dario 68 M Celibe Arpa Arpista 1 anno
Laura 69 F Vedova / Cantante 1 anno

Ognuno dei dieci anziani intervistati insegna canto o uno specifico strumento musicale a dieci diversi giovani (età compresa tra i 13 e 17 anni), con difficoltà economiche, che frequentano le scuole di musica del comune di Milano e che sono anche loro ospiti della stessa Casa.

5.2 Procedura

Le interviste sono state effettuate tra il mese di marzo e giugno del 2017. Ogni intervista ha avuto orientativamente la durata 45 minuti e sono state quasi tutte svolte nella prima metà della giornata, quando gli anziani erano più liberi e meno impegnati nelle loro attività musicali e di insegnamento. Dopo ogni colloquio, sono stati analizzati i dati dell'intervista e successivamente presentati a ciascun partecipante; in questo modo è stato possibile riformulare alcune domande, le cui risposte non erano risultate essere sufficientemente chiare nell’incontro precedente. Attraverso il secondo incontro è stato possibile non solo chiarire i contenuti di alcune risposte precedentemente ricevute dai partecipanti, ma anche effettuare una forma di controllo che garantisse così l’affidabilità e la validità dell’indagine svolta. Prima di dare inizio alle interviste, ogni anziano è stato informato sugli argomenti che sarebbero stati oggetto del colloquio e solo dopo il loro esplicito consenso è stato possibile dare inizio all’indagine.

5.3 Strumento

I dati dell’indagine sono stati rilevati attraverso dieci interviste, effettuate in dieci differenti giorni, ognuno di questi giorni è stato esclusivamente dedicato all’ascolto di un solo musicista, in modo da dedicargli il massimo dell’attenzione e della disponibilità.

Le interviste sono semi-strutturate (Trinchero, 2002), di tipo face to face, costituite da tre domande specifiche rivolte a tutti gli intervistati/e, inoltre è stato dedicato molto tempo al libero racconto. Ed è proprio attraverso il libero racconto degli anziani musicisti che è emerso il quarto tema di analisi dell’indagine, non precedentemente individuato nella struttura dell’intervista. Questo modo di procedere è stato possibile grazie allo strumento dell’intervista semi-strutturata che ha permesso di prendere in considerazione anche ciò che non era preventivabile (Gobo, 2012). Attraverso le interviste è stato possibile comprendere a fondo il valore e il significato educativo che ogni intervistato/a attribuisce alla propria esperienza di IAI. Dopo aver ascoltato quanto raccontato dagli anziani, le interviste sono state trascritte e lette più volte, in modo da individuare unità di testo che fossero congruenti agli obiettivi della ricerca e da individuare temi specifici. Gli argomenti più significativi delle interviste e attinenti agli obiettivi dell’indagine sono stati gradualmente concettualizzati, seguendo così quanto previsto dall’analisi della grounded oriented. All’inizio del percorso di ricerca non sono state stabilite le unità di testo da considerare significative, ciò che è stato considerato rilevante è emerso via via durante l’analisi dei dati. Le domande poste agli intervistati sono state complessivamente tre:

  1. cosa è cambiato nella sua vita da quando insegna musica ai ragazzi/e?;

  2. il contatto e la frequentazione dei ragazzi/e le ha procurato piacere?;

  3. ha la sensazione di aver mutato il concetto che aveva dei giovani?.

6 Risultati

Tema 1: l’impegno sociale

Per la maggioranza degli intervistati, il tempo dedicato all’insegnamento del canto e degli strumenti musicali ai giovani musicisti rappresenta la parte migliore della loro giornata, un momento in cui non solo trasmettono conoscenze e capacità, ma in cui ricevono molta attenzione e cura dagli stessi giovani, loro allievi. Nel formulare le domande, il ricercatore ha oggettivato la propria posizione, come anche nell’interpretazione delle risposte ricevute dagli anziani intervistati, considerata la differenza di età presente tra l’intervistato/a e l’intervistatore (Bourdie, 2003).

Per Anna (68 anni, vedova, pianista con esperienza maturata in diverse orchestre):

insegnare a suonare il piano a Massimo mi aiuta a sentirmi meno sola, e quando ascolto il modo in cui suona i pezzi di Schumann mi ricordo di quando ero io alle prime armi. Mi ritornano in mente tanti bei ricordi che suscitano forti e piacevoli emozioni.

Andrea (67 anni, vedovo, senza figli, violinista, insegnante di musica) a sua volta racconta:

quando il pomeriggio incontro Francesca per suonare insieme il violino, mi rendo conto che posso essere utile ancora a qualcuno e questo mi fa sentire vivo e attivo. Sento di far parte di una comunità e di essere ancora in grado di costruire nuove relazioni. Inoltre, mi è ritornata la voglia di suonare il violino dopo anni che avevo smesso.

Lorenzo (70 anni, cantante lirico, vedovo, ha cantato in importanti teatri nel mondo):

non ho mai insegnato nella mia vita, da quando sono qui e si è presentata questa opportunità ho pensato potesse essere una bella esperienza e così è stata. Le lezioni pomeridiane di canto a Carmela mi hanno aiutato a sviluppare un senso di appartenenza a questa comunità e un senso di soddisfazione e realizzazione. In passato ho vissuto momenti di grande canto e riconoscimenti, ma ora è diverso, sento di poter aiutare qualcuno e questo mi fa stare bene.

Giovanna (70 anni, nubile, pianista, insegnante di piano in passato):

all’inizio, quando davo lezioni di piano a Patrizia, non avevamo un buon rapporto, abbiamo avuto bisogno di un po’ di tempo per conoscerci. Ora le cose sono cambiate, abbiamo cominciato a raccontarci, io le ho confessato le mie preferenze musicali e le ho narrato della mia vita, dei miei amici e delle esperienze più belle che ho vissuto grazie al piano.

Tema 2: il senso di autostima e di una sensazione generale di benessere

Un po’ tutti gli anziani intervistati hanno raccontato di sentirsi mentalmente e fisicamente più attivi e utili da quando dedicano parte del loro tempo a insegnare ai giovani il canto o altri strumenti musicali. In particolare, sembra che questa frequentazione li aiuti a sviluppare un maggiore senso di autostima, acquisendo così anche un livello più elevato di fiducia in se stessi, sensazioni queste sopite e dimenticate nel tempo.

Sveva (74 anni, nubile, senza figli, violinista, ha suonato in diverse orchestre):

insegno a suonare il violino a Carla, e tra di noi si è creato un rapporto di grande stima e reciproco rispetto. È stato proprio grazie a Carla che ho capito che è importante imparare a prendersi cura di se stessi e degli altri; prima invece non volevo neanche curarmi e dimenticavo volentieri di seguire le raccomandazioni e le terapie prescritte dai medici.

Giorgio (75 anni, vedovo, pianista, ha suonato in diverse orchestre):

il contatto con Raffaele mi ha aiutato a essere più tollerante nei confronti dei giovani. Attraverso i nostri pomeriggi al piano abbiamo entrambi imparato a conoscere le nostre debolezze e ad accettarci così come siamo. La sua presenza mi fa sentire più giovane e ho ritrovato il piacere di godere delle cose semplici e anche se ripetute più volte, mi divertono.

Tema 3: atteggiamenti positivi nei confronti dei giovani

Durante le interviste, la maggioranza degli anziani ha raccontato di come l’esperienza di insegnare a giovani musicisti li abbia aiutati a modificare le idee, forse troppo stereotipate, che avevano sul modo di vivere e di agire dei ragazzi/e. Le frasi però più significative che aiutano a comprendere come gli anziani musicisti si rapportano ai giovani, sono quelle di Marco e Luigi.

Marco (70 anni, celibe, violinista, ha suonato in importanti orchestre):

i giovani sono meravigliosi, portano allegria e voglia di vivere. In particolare, il mio amico Raffaele ha portato gioia nella mia vita. All’inizio ero prevenuto nei suoi confronti, la prima volta che l’ho sentito al violino con la Sonata Moonlight di Beethoven pensavo che fosse prepotente e che non volesse ascoltare i miei consigli. Invece non è andata così, dopo aver suonato si è seduto accanto a me e mi ha chiesto come fosse andato e cosa doveva fare per migliorare.

Luigi (71 anni, vedovo, con figli che vivono all’estero, pianista, suonava in un’orchestra):

io e Carmelo abbiamo impiegato un po’ di tempo per conoscerci. Ora Carmelo appena arriva da scuola mi racconta i brani musicali nuovi che ha iniziato a suonare, e mi chiede di seguirlo nella nuova avventura…. Ho capito che per Carmelo non sono solo un maestro, ma anche un suo punto di riferimento e lui lo è per me. Ci aiutiamo a vicenda, lui mi ha insegnato a usare internet.

Tema 4: la musica come “oggetto mediatore” tra età della vita differenti

La musica trasmette gioia e divertimento in un modo unico a qualsiasi età. La produzione di musica intergenerazionale è vincente su più livelli. Nella nostra indagine, il “fare musica” con i giovani musicisti aiuta, ad esempio, gli intervistati a ricordare come il suonare e il cantare erano una parte divertente e integrante della loro vita passata. I giovani musicisti, a loro volta, hanno la possibilità di conoscere, attraverso la frequentazione e l’ascolto degli anziani, mondi ed esperienze a loro sconosciuti, che assumono un valore educativo nel momento in cui trasmettono valori e ideali. Il narrarsi agli altri aiuta, inoltre, agli anziani musicisti a tenere viva la memoria, evitando così le conseguenze derivanti dalla demenza senile. Questo tema non è emerso dall’analisi delle risposte alle tre domande rivolte agli anziani, ma dai colloqui informali con i musicisti. Il contenuto emerso da questi colloqui è sembrato importante tanto da considerarlo oggetto di analisi dell’indagine. Il tema la musica come “oggetto mediatore” tra età della vita differenti racchiude, infatti, alcuni passi salienti dei racconti di due anziani musicisti, riguardo al come il fare musica con i più giovani li abbia aiutati a far rivivere ricordi ed esperienze fantastiche del loro passato.

Dario (68 anni, celibe, suona l’arpa, ha fatto saltuariamente parte di orchestre):

quando incontro Luciana e incominciamo insieme a suonare l’Arpa, ricordo di quando ero giovane e mia madre mi dava lezioni. Erano momenti bellissimi che mi hanno aiutato a conoscere meglio mia madre e la musica ha aiutato entrambi a creare un bellissimo rapporto. Ricordo quando fu proprio lei ad accompagnarmi al mio primo concerto, era sempre lei a incoraggiarmi, a darmi forza e a motivarmi, proprio come ora io faccio con Luciana. Ritornare a suonare l’arpa con Luciana mi fa rivivere bei ricordi che spesso condivido con la mia giovane compagna di musica.

Laura (69 anni, vedova, cantante lirica, ha cantato nei più importanti teatri):

il canto coinvolge il corpo e la mente. Ho cantato in teatri grandi e importanti, ma sembravo averlo dimenticato. Da quando insegno e frequento Rosa, i mei ricordi sono diventati “vivi” e hanno stimolato sentimenti profondi. Sono stati proprio Rosa e il canto ad aiutarmi a ricordare chi ero e come avevo vissuto la mia vita. Ed è stato così che ho cominciato non solo a insegnare a Rosa, ma anche a raccontarle le esperienze più belle della mia vita, quelle meno belle sembro averle dimenticate.

7 Discussione

Dai colloqui con i dieci anziani musicisti sono emersi tre specifici temi che mettono in luce la dimensione educativa dell’IAI. Il quarto tema la musica come “oggetto mediatore” tra età della vita differenti non è, invece, emerso dalle domande rivolte agli anziani, ma dai colloqui informali che ci sono stati e che hanno avuto, spesso, lunga durata. I quattro temi si sovrappongono e incrociano nelle diverse interviste, da ogni racconto si è cercato però di individuare l’argomento principale.

Dal primo tema l’impegno sociale, affiora la dimensione comunicativa e relazionale dell’apprendimento musicale intergenerazionale. Al di là delle esperienze maturate in campo artistico, la musica aiuta, infatti, a esprimersi e a connettersi con gli altri, ad auto-riconoscersi e a confrontarsi (Forssén, 2007; Qi & Veblen, 2016). Dalla lettura delle parole di Lorenzo e di Anna emerge, ad esempio, il valore connettivo ed emotivo non solo dell’insegnamento, ma anche del canto che genera relazioni con altri, favorendo l’espressione sociale e il senso di realizzazione (Young, 2009). Anche nelle parole di Andrea e di Giovanna sono evidenti le ricadute relazionali dell’apprendimento intergenerazionale, che per quanto riguarda gli anziani musicisti sembra dare loro un senso di generale benessere. Inoltre, Andrea racconta di aver smesso di suonare il violino da anni e che solo attraverso questa esperienza d’IAI ha ritrovato la forza e la motivazione di riprendere a suonare lo strumento. In questo caso, l’esperienza di Andrea evidenzia come l’apprendimento intergenerazionale rappresenti uno stimolo alla motivazione, elemento questo ultimo spesso assente negli anziani che lasciano scorrere i giorni senza aver voglia di fare qualcosa (Roodin, Brown & Shedlock, 2013; Mirhaghi, Karimi Moonaghi, Sharafi & Emami Zeydi, 2015). Le esperienze di apprendimento intergenerazionale rappresentano, quindi, l’occasione per la creazione di relazioni tra generazioni, influenzando così positivamente la qualità della vita tanto degli anziani quanto dei giovani. Lo scambio intergenerazionale è stato, infatti, considerato una strategia cruciale nel tenere in allenamento l'intelligenza e migliorare la partecipazione sociale e la salute fisica e mentale degli anziani (Souza & Grundy, 2007).

Il tema il senso di autostima e di una sensazione generale di benessere è emerso dai racconti di Sveva e Giorgio, due musicisti che hanno suonato in importanti orchestre e che ora l’esperienza di insegnamento ai giovani sembra aver donato loro una nuova vita. L’IAI è stato, infatti, considerato un potente rigeneratore della vita degli anziani, migliorandone la qualità in termini di benessere (Gaggioli et al., 2014). Considerata l’importanza scientifica dell’argomento, svariati studiosi hanno indagato sulle ricadute benefiche dell’apprendimento intergenerazionale: in Giappone, ad esempio, alcuni anziani che avevano partecipato a un programma di apprendimento intergenerazionale, hanno dimostrato di aver migliorato le loro condizioni di salute, le capacità sociali, fisiche e cognitive (Fujiwara, Sakuma, Ohba & Shinka, 2009); negli Stati Uniti, anziani che avevano partecipato a programmi simili hanno, a loro volta, registrato un miglioramento nella conservazione della propria indipendenza e delle abilità sociali e una diminuzione della fragilità fisica (Fried et al., 2013). Nel caso specifico della nostra indagine, le parole di Sveva sottolineano l’influenza positiva della frequentazione della giovane musicista Carla, la quale l’aveva indotta a comprendere l’importanza di avere cura di stessa e degli altri, attraverso un reciproco supporto e riconoscimento. Nell’imparare ad aver cura di stessa, Sveva ha consequenzialmente migliorato il proprio senso di autostima. Giorgio sembra, a sua volta, aver ritrovato il piacere di sapersi divertire con le cose semplici della vita, come, ad esempio, attraverso gli incontri pomeridiani con Raffaele. Parole quelle di Giorgio come quelle di Sveva che fanno riflettere sulle ricadute positive che l’IAI esercita sulle condizioni di salute e di benessere degli anziani. Negli ultimi anni, in particolare, sono, infatti, diventati sempre più numerosi gli studi scientifici volti alla dimostrazione di come l’apprendimento intergenerazionale possa rafforzare l’energia, la motivazione degli anziani, migliorando così il livello di autostima e l’identità personale dell’anziano stesso, il quale in questo modo sente di essere socialmente utile, riconosciuto e accettato (Carol, Paul, Kari, Gilliland, Ó’Flathabhain, 2010; Horowitz, Wong & Dechello, 2010). La partecipazione sociale è stata, ad esempio, considerata un indicatore cruciale nella conservazione delle funzioni mentali e dell’indipendenza degli anziani. Un ruolo attivo nel miglioramento della qualità della vita degli anziani lo svolgono, ad esempio, le politiche sociali, le quali sono chiamate, considerati i risultati scientifici in questo settore, a incentivare le esperienze di apprendimento, di lavoro o di semplice vita sociale tra generazioni differenti, al fine di migliorare la salute mentale e fisica dei cittadini. In particolare, per quanto riguarda gli anziani, le relazioni intergenerazionali sembrano influenzare positivamente l’umore e il benessere in generale, permettendo loro così di sentirsi ancora socialmente utili e attivi.

Il tema atteggiamenti positivi nei confronti dei giovani può essere considerato trasversale a tutti i colloqui con gli intervistati, i quali indistintamente hanno ammesso di avere avuto in passato preconcetti nei confronti dei giovani e del loro modo di vivere. Dalle parole di Marco e Luigi emerge, però, chiaramente la volontà di rivedere e superare alcuni concetti sui giovani e sul modo in cui questi si relazionano alle generazioni differenti. L’assenza di frequentazione tra generazioni diverse, come si comprende dal racconto di Marco e la mancata vicinanza dei figli per Luigi, favorisce talvolta il diffondersi di concetti errati sugli anziani e sui giovani, che non hanno alcun fondamento reale (dos Santos Tarallo, 2017). La frequentazione, il conoscersi e l’imparare ad accettarsi e a riconoscere le virtù gli uni degli altri contribuiscono, invece, a una maggiore accettazione e a volte si creano dei veri e propri ponti generazionali amicali e confidenziali. Gli anziani, ad esempio, attraverso la frequentazione dei giovani riattivano la loro dimensione emozionale e quel mondo giovanile apparentemente incomprensibile diventa un qualcosa di accessibile e di condivisibile.

Nonostante i risultati dell’apprendimento intergenerazionale siano bidirezionali, nel senso che possono avere ricadute sia sui giovani che sugli anziani, risultano però essere numerosi solo gli studi sul comportamento dei giovani verso gli anziani (Chen, 2015; Goriup & Lahe, 2018; Eiamkanchanalai, Assarut & Surasiengsunk, 2018) e non viceversa. La conoscenza del modo di agire e di confrontarsi degli anziani con generazioni differenti dalla loro aiuta, invece, a comprendere il mondo e i valori delle persone più adulte. Alcuni studi hanno, ad esempio, rivelato che l'interazione continua nei programmi intergenerazionali induce gli anziani a rivedere e a riconsiderare la propria opinione sui giovani, dimostrando così un’apertura nei loro confronti che all’inzio sarebbe stata difficile da prevedere (Conway & Hodgman, 2008; Newman & Hatton-Yeo, 2008; Dozza, 2012).

Il quarto tema la musica come “oggetto mediatore” tra età della vita differenti è infine emerso dai colloqui confidenziali con alcuni degli intervistati, e non dalle domande inizialmente formulate agli anziani musicisti. Un tema questo che racchiude tutta l’essenza e il significato dell’essere anziani, ad esempio cercare di essere soddisfatti della vita attraverso l’ottimismo, godere delle attività quotidiane, proporsi ancora obiettivi di vita, e considerarsi come un bene prezioso. In particolare, il ricordo aiuta l’anziano a comunicare il significato profondo delle esperienze vissute nella propria vita (Gallagher & Carey, 2012), e lo strumento musicale rappresenta un oggetto attraverso il quale far affiorare i ricordi. Dario racconta, infatti, come il suonare l’arpa con Luciana, lo abbia aiutato a ricordare le belle esperienze vissute con la madre, quando era ancora un piccolo musicista, supportato e incoraggiato dall’amore materno. Anche Laura ammette di aver fatto rivivere i sui ricordi da quando insegna canto lirico a Rosa, un’esperienza questa che le ha offerto la possibilità di ricordare il passato e di riappropriarsi della propria identità, che sembrava avere dimenticato. La musica è considerata, infatti, essere un importante collante nella costruzione di memorie autobiografiche e nel richiamo d’informazioni episodiche, al punto da suscitare particolari e forti emozioni (Jäncke, 2008; El Haj, Fasotti & Allain, 2012; Xu, et al., 2017) che svolgono la funzione di “educazione sentimentale”, aiutando così gli anziani a un’esplorazione profonda di sé e al contempo a una comprensione profonda degli altri (Bruzzone, 2014). Dai racconti di Dario e Laura si comprende come il ricordo di vicende del passato abbiano suscitato in loro forti emozioni, le quali a loro volta tendono a consolidare la memoria, secondo un circuito virtuoso scientificamente dimostrato (Talmi, 2013; Leal & Yassa, 2014). Inoltre, Laura ha ammesso di ricordare solo le esperienze belle della sua vita passata, mentre quelle meno belle sembra averle dimenticate, fenomeno questo che è stato anche scientificamente dimostrato in alcuni studi (Alonso, Dellacherie & Samson, 2015; Adelman & Estes, 2015), secondo il quale la preferenza nel ricordare le belle esperienze aiuta a superare i problemi e le fatiche del presente. I racconti degli anziani musicisti hanno contribuito a comprendere come la musica sia in grado di svolgere l’importante funzione di collante emozionale fra generazioni, che normalmente tenderebbero a non comprendersi e a tenersi a debita distanza a causa di un’insufficiente conoscenza gli uni degli altri. La musica come le arti in generale sembrano, infatti, facilitare la comunicazione non solo tra generazioni differenti, ma anche tra popoli con culture e tradizioni diverse.

Dai quattro temi, oggetto di analisi, emergono chiaramente le ricadute educative dell’apprendimento intergenerazionale, attraverso cui diventa possibile per gli anziani preservare il proprio patrimonio culturale, condiviso con altre generazioni, e la propria identità. Un genere di apprendimento questo che non si distingue per le gerarchie, non è giudicante, si basa sulla reciprocità attiva, sulla fiducia, sullo sviluppo della capacità di fare affidamento l'uno sull'altro e sul rafforzamento dei legami tra persone di differente età (Surlis, 2012).

I quattro temi, oggetto di analisi, hanno contribuito a fare chiarezza sulle ipotesi della ricerca: il primo tema ha, ad esempio, confermato l’ipotesi secondo la quale l’IAI esercita ricadute positive sulle capacità relazionali degli anziani, creando così un ponte generazionale. Il secondo tema ha, a sua volta, confermato l’ipotesi secondo la quale l’IAI genera uno stato di complessivo benessere nella vita degli anziani e sul loro stato di salute. Il terzo tema ha avallato l’ipotesi dell’apprendimento intergenerazionale come antidoto agli stereotipi legati all’età; il quarto e ultimo tema, non previsto nelle ipotesi di ricerca, in quanto successivamente emerso, ha comunque contribuito alla comprensione della funzione educativa che la memoria e le emozioni esercitano attraverso l’apprendimento intergenerazionale. L’ipotesi secondo la quale le ricadute educative dell’IAI sugli anziani variassero a seconda dello strumento musicale suonato non ha trovato conferma nei racconti degli intervistati, non sono state infatti rilevate significative differenze legate alle specialità della musica degli anziani.

8 Conclusioni

L’indagine ha rilevato la positività dell’IAI della musica, in particolare gli anziani hanno raccontato di aver migliorato il loro stato di benessere emotivo e sociale. Le ricadute educative dell’IAI hanno indotto gli anziani a imparare a prendersi cura di se stessi e degli altri, a superare gli stereotipi legati all’età, modificando così il loro atteggiamento, basato su falsi preconcetti, nei confronti dei giovani. Inoltre, il valore educativo dell’IAI sta nell’avere attivato una serie di trasformazioni in positivo nei modi di pensare e di agire degli anziani, sviluppando un senso di solidarietà intergenerazionale (Corrigan, McNamara & O'Hara, 2013). Attraverso l’IAI della musica, gli anziani possono, infatti, trasformare il loro modo di vivere e di pensarsi, acquisendo nuove competenze e riuscendo così a dare un senso alle loro giornate (Varvarigou, Creech & Hallam, 2011; Chan, Yuen-ling Fung & Chien, 2013). Le aule multigenerazionali, come tutte le altre forme di educazione non formale, possono contribuire al cambiamento e al miglioramento delle identità personali e sociali attraverso la pratica dell'apprendimento intergenerazionale (Margiotta, 2012; Sanchez, 2014).

8.1 Limiti della ricerca

I risultati di questa indagine possono avere un valore limitato, considerato il piccolo campione preso in esame, sarebbe pertanto auspicabile che altre ricerche continuassero a indagare su questo argomento e in particolare sulle ricadute educative che l’apprendimento intergenerazionale esercita sugli anziani, prendendo però in esame campioni più numerosi e magari utilizzando anche metodi di ricerca misti o differenti. La soddisfazione della vita degli anziani intervistati in base all’apprendimento intergenerazionale potrebbe, ad esempio, essere indagata attraverso la somministrazione di appositi test che valutano la qualità di vita in specifici contesti. In questa ricerca, si è invece voluto avere non numero meno elevato del campione, in modo da potere, attraverso l’analisi fenomenologica, comprendere a fondo ogni singolo caso e i significati presenti in ogni singolo racconto degli intervistati. Inoltre, al fine di ampliare l’indagine si potrebbe effettuare un’analisi comparata delle ricadute educative dell’apprendimento intergenerazionale della musica su anziani musicisti e su anziani non musicisti.

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