L’esser-ci in aula: l’apprendimento incarnato nell’alta formazione
DOI:
https://doi.org/10.60923/issn.1825-8670/24746Parole chiave:
Embodiment, Phenomenology, Dancemovement therapy, Biopolitics, University educationAbstract
Il presente contributo indaga la centralità della corporeità nei contesti di formazione, con enfasi sull’Università, ponendo l’accento sulla necessità di superare la storica frattura tra res cogitans e res extensa che ancora caratterizza i setting educativi. Attraverso una lente fenomenologica, che recupera il concetto di corpo vivente (Leib) in opposizione al corpo-oggetto, il saggio esplora il passaggio verso il paradigma dell’embodiment. Una parte centrale della riflessione è dedicata all’analisi del corpo come terreno di biopolitica: l’aula viene esaminata come spazio di disciplinamento dove il corpo è spesso ridotto a supporto passivo, silenziato da logiche di controllo e standardizzazione. In questo scenario, la Danzamovimentoterapia (DMT) viene proposta come dispositivo metodologico di resistenza, capace di restituire intenzionalità e dignità agli studenti, di ogni corso di studio. L’integrazione della DMT nei percorsi accademici si rivela strategica per lo sviluppo di una “saggezza incarnata”, essenziale in particolare per le professioni rivolte alla cura, come i futuri educatori di nido. In conclusione, il lavoro propone una trasformazione dell’aula in laboratorio di sintonizzazione affettiva, dove l’apprendimento si configura come un evento di liberazione e di autentica presenza umana.Riferimenti bibliografici
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